Tomori e quelle sue espressioni virali: le reazioni restano, è il contesto a cambiare

Niccolò Enrile
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L'urlo di Tomori dopo il successo del Milan nel derby contro l'Inter - Foto IPA

Tra rendimento in crescita e reazioni sopra le righe: il difensore rossonero sta tornando centrale, ma Fiorentina-Milan lo guarderà dalla tribuna.

Fikayo Tomori sta vivendo una stagione di alto livello, forse la migliore (insieme a quella dello Scudetto) da quando veste la maglia del Milan. Eppure, proprio nel momento in cui il suo rendimento sul campo è tornato solido, affidabile e continuo, riemerge un dettaglio che rischia di diventare un problema evitabile: le reazioni sopra le righe.

Negli ultimi due anni le espressioni dell’inglese, le sue smorfie, le facce esagerate dopo ogni decisione arbitrale o episodio acceso, sono diventate quasi un marchio di fabbrica. Basta una rapida ricerca online per trovare decine, se non centinaia, di immagini che lo ritraggono mentre reagisce in modo teatrale, sempre simile, sempre molto accentuato. Un modo istintivo di vivere la partita, probabilmente legato al suo temperamento e alla tensione agonistica, ma che spesso finisce per attirare attenzioni indesiderate.

La differenza, però, rispetto al passato è sostanziale. L’anno scorso, quando il rendimento era negativo e la fase difensiva del Milan traballava, quelle reazioni amplificavano il giudizio su di lui. Ogni errore sembrava pesare il doppio, ogni faccia storta diventava il simbolo di una stagione difficile. Oggi, invece, Tomori sta giocando bene, e proprio per questo certi comportamenti passano quasi inosservati. Ma non per gli arbitri.

L’episodio contro il Genoa lo dimostra. Al 95’, dopo il rigore sbagliato da Stanciu, si lascia andare a una reazione plateale. Nell’immediato molti hanno parlato di condotta antisportiva o di esultanza provocatoria, ma è giusto fare chiarezza: ufficialmente l’ammonizione è arrivata per protesta, non per comportamento antisportivo. Una precisazione importante, che cambia il quadro disciplinare ma non l’effetto finale. Il cartellino giallo resta, e pesa ancora di più perché il difensore era diffidato.

Il risultato è una squalifica che gli farà saltare Fiorentina-Milan, una gara delicata, in un momento in cui la squadra avrebbe bisogno della sua continuità. Fik tornerà disponibile il 15 gennaio contro il Como, ma resta la sensazione di un’assenza evitabile.

Ed è un peccato, perché non si tratta di un episodio isolato. I tifosi ricordano bene, ovviamente in positivo, un gesto molto simile nel derby del 23 novembre: rigore sbagliato da Calhanoglu, respinta di Maignan, ex compagno a terra. Tomori va a cercarlo, gli urla in faccia tutta la propria soddisfazione. In quell’occasione l’arbitro Sozza lasciò correre, senza ammonizione. Stesso istinto, esito diverso. Un precedente che forse ha rafforzato l’idea di poter spingere sempre un po’ oltre.

Il punto non è demonizzare il carattere. Anzi. Tomori è un giocatore emotivo, coinvolto, dentro la partita. Ma la linea tra agonismo e protesta è sottile, e quando viene superata può costare caro, soprattutto a un difensore centrale che gioca spesso sul filo dell’intensità.

Ed è qui che il contrasto diventa evidente, perché il rendimento stagionale racconta tutt’altra storia. 16 presenze, 15 da titolare, oltre 1300 minuti giocati, 7 partite senza subire gol. I numeri difensivi sono solidi: 2.2 contrasti a partita, 1.3 intercetti, 3.4 rinvii difensivi. Anche nella costruzione è cresciuto, con una precisione del 95% nella propria metà campo e dell’83% in quella avversaria (Fonte: Sofascore).

Come evidenziato anche dal portale one-versus-one, il numero 23 ha un rating di efficacia nella costruzione del gioco pari a 345, che lo colloca tra i migliori venti del campionato, e ha dato origine a 90 azioni pericolose, dato significativo per un centrale difensivo. Segnali di un giocatore che sta performando, che sta aiutando la squadra, che ha ritrovato fiducia e centralità.

Ed è proprio per questo che certi cartellini fanno più rumore del dovuto. Non perché raccontino un Tomori negativo, ma perché non servono. Sono ammonizioni evitabili, figlie di un istinto che andrebbe solo leggermente controllato. Nessuno chiede al ragazzo di spegnersi o di perdere intensità. Ma in una squadra che oggi ha bisogno di certezze, leadership e continuità, non ci si può permettere di perdere un titolare per proteste o reazioni inutili.

Il messaggio è chiaro, ed è quasi un complimento: stai giocando alla grande. Sei tornato centrale nel progetto. Sei affidabile, solido, credibile. Ora serve solo un ultimo passo: gestire meglio l’adrenalina, perché il Milan ha bisogno di Tomori in campo, non sul taccuino degli arbitri.

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