Siamo stati a San Siro in occasione di Milan Sassuolo per l’evento di Fondazione Milan: ve lo raccontiamo
C’è un motivo per il quale vale la pena ricordare con piacere la mattinata di Domenica scorsa a San Siro. E no, ovviamente non è per il solito stregato Milan-Sassuolo. Un po’ assonnato e già spaventato al pensiero dell’ennesima partita maledetta coi neroverdi, arrivo al Gate 8 di San Siro intorno alle 9:30, quando ancora si devono aprire i cancelli. Di fronte al Gate, c’è già una folla schierata: tanti ragazzi giovani, tutti uniti per una causa importante. Va in scena la raccolta fondi di Fondazione Milan, organizzata per dare supporto al progetto “Sport for All”, che promuove l’accesso allo sport per persone con disabilità. La giornata di sole e il cielo terso fanno da perfetta cornice a un’iniziativa nobile che tutti prendono sul serio, contribuendo a renderla un vero successo. Intorno alle 10, si iniziano a distribuire delle pettorine rosse con la scritta “Fondazione Milan”: i volontari, tutti ragazzi giovani e pieni di entusiasmo, vengono distribuiti in zone diverse dello stadio; chi dopo i cancelli, chi fuori a intercettare le persone che corrono verso il proprio Gate per entrare allo stadio. Mi avvicino subito a un gruppo di tre volontari, e decido di seguirli, con un iniziale velo di scetticismo: ci sarà davvero qualcuno che dona di Domenica, alle 10:30 del mattino, prima di un Milan-Sassuolo?
Dopo cinque minuti, i miei dubbi vengono già accantonati. La prima coppia fermata è cipriota, bisogna cimentarsi nell’inglese, ma poco male: i ragazzi sono internazionali. Spiegano che parte del ricavato della partita verrà devoluto in beneficenza per supportare il progetto, e che una piccola donazione può aiutare chi, in condizioni normali, potrebbe sentirsi escluso dal piacere di giocare una partita di calcio, e invece grazie allo splendido lavoro di Fondazione Milan può sentirsi proprio come Pulisic e Leão sul prato di San Siro. Negli occhi della coppia leggo interesse e adesione immediata alla causa: donano non perché devono, ma perché capiscono l’importanza e l’impatto del progetto. Qualcuno viene fermato con una classica domanda per rompere il ghiaccio: “Chi segna oggi?”; e poi gli si spiega con calma il progetto, da Calcio Seduto, che offre a bambini tra i 7 e i 12 anni con e senza disabilità la possibilità di giocare a calcio in un contesto educativo ed inclusivo, fino al “DCPS”, la “Divisione Calcio Paralitico e Sperimentale”, all’interno della quale il Fondazione Milan e AC Milan sostengono ben due realtà: l’APD Varese e la Briantea84.
Al di là delle donazioni, nessuno accampa scuse per evitarci, anzi, tutti restano colpiti dalla nobiltà della causa, anche chi decide di portarsi a casa solo le palline di natale offerte in omaggio da Fondazione Milan. Il calcio, del resto, è lo sport di tutti per antonomasia: nasce in strada, nell’immediatezza di un foglio di carta appallottolato utilizzato come se fosse il pallone di una finale del Mondiale. Realizzare che, per alcune persone, il calcio è un lusso di difficile accesso, commuove tutti noi che, almeno una volta nella vita, giocandoci, ci siamo sentiti come i campioni che ammiriamo a San Siro. Ed è qui, l’importanza del progetto “Sport for All”: rendere il calcio un’occasione per dare concretezza agli ideali di inclusione, integrazione e pari opportunità. Renderlo di tutti, ma per davvero. Al termine dell’iniziativa, scambio due parole con Benedetto di Blasi, uno degli organizzatori della raccolta fondi di Fondazione Milan, che mi spiega l’importanza di ogni donazione: “Ogni donazione è un contributo affinché ognuno di loro possa sperimentare la gioia del calcio”.
La mattinata si è esaurita, purtroppo tocca salire i gradini di San Siro andando incontro a una beffa già scritta, ma ho comunque il cuore pieno, quello di chi ha visto tante persone ritrovarsi in comunità, unirsi per una causa comune e raccontarla perché il coro si espanda a gran voce e la gioia del calcio possa trovare posto anche tra chi è meno fortunato.
