km totpppppLa notizia circolata nel corso delle ultime ore ha generato un dibattito acceso
Ruben Loftus-Cheek non ha concretamente corso meno di Mike Maignan: il dibattito sulla notizia che è circolata in queste ultime ore (Maignan ha percorso 25.9 km totali in Serie A e Loftus-Cheek 25.8) e che molti hanno sottolineato essere decontestualizzata rispetto alla corretta analisi che potrebbe essere fatta del dato, ha generato una confusione di fondo che è necessario cercare di dirimere al fine di creare ordine nell’ambito di un tema delicato, se utilizzato nel modo sbagliato. Prendere infatti il numero puro di km percorsi da un calciatore nel corso di una partita o un campione di partite, non è sempre il modo corretto per dare valore a quella statistica.
Rapportando infatti la proiezione della distanza percorsa dal calciatore rossonero per 90′, il centrocampista inglese si trova addirittura tra i primi cinque rossoneri che hanno una media di km percorsi a partita superiore, con una classifica stilata dagli studi del team di Soccerment che attesta infatti come entro quei 227 minuti giocati in 5 presenze, il calcolo della sua media percorsa lo porterebbe ad aver coperto poco più di 10 km percorsi a partita, dietro soltanto a Goncalo Ramos, Saelemaekers, Rabiot e Musah, davanti a Modric e gli altri compagni (tra quelli con almeno 180 minuti giocati, Maignan è ultimo, come normale che sia). Dire che Loftus-Cheek abbia corso meno di Maignan è quindi una considerazione che non tiene conto di tutti gli indicatori logici necessari per una valutazione oggettiva, anche se solo l’intento fosse quello di fare una legittima provocazione.
A questo non aggiungiamo la distinzione tra corsa ad alta intensità, bassa, jogging e sprint, usciremmo troppo dal discorso.
La verità è che ogni analisi del singolo dato può essere considerata fuori contesto.
Quando viene utilizzato un dato, spesso la finalità diventa quella di farlo per dare un valore oggettivo alla propria analisi: in questo senso, non è funzionale prendere il dato secco senza entrare nel merito del contesto, della situazione di ingresso in campo, del ruolo, il minutaggio e tanti altri fattori, così come ha poco senso guardare la media dei km percorsi o la proiezione per 90′ se non per effettuare particolari analisi. Ad esempio: entri in un certo ruolo nel finale di una partita già decisa? Ha completamente un altro senso la percorrenza di km rispetto ad un match che ti vede subentrare con il risultato negativo o con un punteggio da sbloccare o consolidare in altro modo.
La verità è che, in questo caso, non ci servirebbe nemmeno, per fare un’analisi di campo, metterci qui a guardare chi stia correndo di più tra Maignan e Loftus-Cheek, tra Saelemaekers e Ramos, tra Moreira e Chukwueze. Conta come, quando, dove e perché, ma una tesi risulterebbe troppo debole se imperniata sul solo dato chilometrico. Lo si può inserire nell’elencazione dei dati del calciatore per la singola partita magari, ma come elemento di confronto è ragionevolmente debole un approccio basato sul mero score di percorrenza.
Ramos è un esempio lampante
Ramos, con circa 57 km percorsi, è nella top 10 dei calciatori che hanno percorso il maggiore chilometraggio in questi primi 400 minuti di Serie A: cosa significa questo dato preso singolarmente? Poco. L’interpretazione che vogliamo dare ad un dato puro, secco, può avere mille sfumature differenti, va trovato il contesto di applicazione. Vogliamo dire che ha corso troppo ed è risultato poco lucido davanti all’area? Allora prenderemo un campione di dati funzionali a creare una tesi strutturata sul tema. Vogliamo dire che questa corsa è stata utilissima alla squadra e che il suo lavoro è stato fondamentale? Ne utilizzeremo ben altri, raffinati in maniera diversa, per verificare il nostro pensiero e dare valore oggettivo alla tesi.
