In esclusiva a Milan Update sul nostro canale Youtube è intervenuto il giornalista de Il Corriere della Sera, Carlos Passerini, che ha risposto a sei domande sull’attualità dei rossoneri. Ecco le sue parole:
Che idea ti sei fatto del caso Mateta?
“Alla fine è andata come doveva andare, nel senso che il Milan bene ha fatto a verificare le condizioni del giocatore per quello che risulta a me e questa è una vicenda che, posso dire di conoscere molto bene, il club non poteva permettersi di prendere un giocatore con quel tipo di problema perché non è un problema di poco conto. I rossoneri sono convinti che il giocatore debba assolutamente operarsi e farlo al più presto. Magari il Milan avrebbe potuto pensare anche di aspettare il giocatore, che si operasse, per poi magari inserirlo, però il giocatore non è convinto neanche di questa operazione al momento, non del tutto, e quindi bene ha fatto il Milan a tirarsi indietro. Io poi credo che le tempistiche fossero piuttosto discutibili, cioè questo tipo di verifica andava fatta non all’ultimo giorno di mercato, perché se stai cercando un attaccante e lo cerchi all’ultimo giorno di mercato con questo asterisco, vediamo se il ginocchio regge e poi dopo non hai un piano B. Poi la risposta di Tare è che era un acquisto per l’anno prossimo, sì è vero, però sarebbe arrivato adesso, invece non è arrivato l’attaccante perché questa operazione l’hai fatta all’ultimo giorno.
- In esclusiva a Milan Update sul nostro canale Youtube è intervenuto il giornalista de Il Corriere della Sera, Carlos Passerini, che ha risposto a sei domande sull’attualità dei rossoneri. Ecco le sue parole:
- Che idea ti sei fatto del caso Mateta?
- La vittoria netta di Bologna è una risposta al mercato?
- La sfida col Bologna segna la rinascita di Nkunku?
- Rifinanziamento, stadio, Nba, ma soprattutto…il futuro. Che idea ti sei fatto?
- Come stanno davvero Leao e Pulisic?
- Ci racconti qualche curiosità su Luka Modric? Volevo farti i complimenti per l’intervista a Modric, per come avete lavorato, per il risultato che avete ottenuto
Secondo me diciamo discutibili sono le tempistiche, non la dinamica, cioè 35 milioni di euro sono un investimento significativo per il calcio italiano e quindi è doveroso fare un controllo accurato. Il controllo ha detto che il giocatore era a rischio, molto a rischio e quindi bene il Milan ha fatto a non procedere per come la vedo io. Poteva essere l’attaccante giusto, mettiamola così, nel senso che a me piace molto, piace piace, uso il presente perché non escludo che si possa riaprire questa se si opera il giocatore, altrimenti non se ne fa nulla, ma siccome io credo che si convincerà il giocatore a fare una artroscopia al menisco del ginocchio destro, allora magari chissà che in futuro, però è diverso, però è diverso, insomma un po’ prematuro. Come caratteristiche, secondo me, è quello che il Milan va cercando, che il Milan deve prendere ormai da anni a questa parte, cioè un centravanti strutturato, fisico, alto 1,90, bravo di testa; è un giocatore che viene dalla Premier League, là segna un gol ogni due partite, quindi sono numeri significativi anche per quel campionato.
Secondo me è il classico ragionamento che oggi fa il calcio italiano: un giocatore che fa ottima figura, una buonissima figura in Premier League, in Italia può essere un giocatore significativamente decisivo. Mi viene in mente Hojlund, faceva praticamente il passacarte o quasi, poi viene a Napoli e diventa il giocatore che vediamo. Credo che Mateta poteva essere quel tipo di giocatore per il Milan. A Milano c’è Pulisic, stesso tipo di dinamica; secondo me lo scarto evidente, indiscutibile, incontrovertibile che c’è fra la Premier League e la Serie A, diciamo di permetteva di avere un giocatore che in serie A avrebbe potuto fare la differenza, però bene ha fatto il Milan, ripeto, se non si fida di quel ginocchio, perché non c’è da fidarsi del suo ginocchio, non lo diciamo noi, non lo dicono i medici, lo dicono i fatti. lo dicono gli esami clinici anche dei tanti specialisti che il Milan ha consultato”
La vittoria netta di Bologna è una risposta al mercato?
“Io resto dell’idea che il Milan sul mercato potesse fare qualcosa in più, che si potesse prendere un difensore, dovesse prendere un difensore centrale di livello in più già in questa finestra di mercato. Resto dell’idea che anche un esterno destro avrebbe fatto comodo, ma siccome siamo qui per raccontare la realtà, non le nostre idee, cioè le nostre idee, ma sempre su una base reale, concreta di quello che succede, se no faremmo un altro lavoro e non faremmo i cronisti. Io faccio il cronista, il mio lavoro è fare il cronista per Il Corriere della Sera. Quando mi capita di dire come la penso su un determinato argomento, ti dico è il mio modo di fare. Ora vi sto dicendo la mia opinione, che è una cosa diversa quando vi sto dicendo quello che mi risulta per le mie fonti. Qui, questa è la mia opinione, ti ho detto io credo che il Milan avrebbe dovuto fare qualcosa in più sul mercato; credo allo stesso tempo che se Athekame dovesse avere un livello medio continuo della prestazione, cioè dovesse proseguire su quel livello rispetto alla prestazione di Bologna, allora forse il buco che il Milan ha come vice Saelemaekers a destra può essere colmato.
Però ci vuole continuità. Io oggi non so dirti se questo giocatore può avere la continuità necessaria per poter, secondo me, sostituire quasi stabilmente Saelemaekers che rischia di logorarsi. Adesso infatti non sta bene, anche perché gioca sempre. Saelemaekers è il vero motore del Milan. Giocatore sottovalutato, ma c’è un Milan con e un Milan senza Alexis . Poi devo dire che Zachary ha fatto bene l’altro giorno, allora lì vi dico anche io, vediamo: se tiene questo standard forse può sopperire la mancanza dell’arrivo di un esterno destro, mentre sulla difesa, sul difensore centrale, secondo me proprio per una questione numerica, un difensore centrale in più, che tanto andrà preso a giugno, sarebbe servito adesso, avrebbe fatto molto comodo perché arriverà un momento magari in queste ultime 15 partite in cui un difensore centrale numericamente in più, ma già di livello, non uno qualunque, uno di livello poteva darti una mano, ti potrebbe dare una mano. Se non succede meglio per il Milan, però avrebbe fatto comodo”.
La sfida col Bologna segna la rinascita di Nkunku?
“È possibile perché secondo me sta prendendo confidenza. Io tante volte, anche sul Corriere, ho difeso Nkunku, anche in momenti in cui le critiche erano feroci, critiche doverose, perché ha impiegato 4 mesi a far veder qualcosa, è anche vero che ha avuto qualche problema fisico, quindi secondo me meritava un controesame, cioè secondo me era un giocatore che andava valutato al netto degli infortuni e anche al netto, secondo me, di qualche cortocircuito tattico. Faccio una riflessione semplice, Christopher è molto simile a Leao per il tipo di giocatore, parte da largo a sinistra e taglia verso l’interno. Non è un vero centravanti, anche se il Milan ha cercato un po’ di farlo passare come un centravanti perché al Lipsia giocava centravanti. Oggi è un attaccante esterno che taglia verso l’interno dalla sinistra, esattamente quello che fa Leao; quindi c’era anche questo aspetto. Oggi che diciamo Leao non c’è perché non sta bene, Nkunku riesce a ritagliarsi i suoi spazi e secondo me sta dimostrando di essere un giocatore da Milan, ha fatto 5 gol, non sono pochi, praticamente giocando soltanto nell’ultimo mese, quindi sì, potrebbe essere davvero questa la partita della rinascita”
Rifinanziamento, stadio, Nba, ma soprattutto…il futuro. Che idea ti sei fatto?
“Io qua però ti rispondo da cronista, ti dico quello che so, quello che mi risulta anche conoscendo le persone di cui stai parlando. Quello del Milan ovviamente è un progetto che ha al centro il calcio, ma tutto attorno quello che deve essere un progetto che riguarda oggi ogni società calcistica di livello mondiale, come è il Milan, cioè la partita dello stadio. Io mi fermo a quello, l’aumento dei ricavi. Poi sul tema Nba secondo me siamo davvero ancora ad una fase molto iniziale, però sul fatto che ci siano tanti progetti di sviluppo industriale del Milan e del marchio Milan, su questo secondo me questo aspetto deve fare contenti anche i tifosi perché oggi la partita di una squadra di calcio non è mai una partita di campo, è anche una partita doppia usando un termine da vecchio ragioniere quale io non sono, però la partita dei conti è fondamentale, oggi non esiste più calcio, non esiste più progettualità, soprattutto in Italia senza sostenibilità e quindi benvenga tutto questo, senza mai dimenticare, è questo però l’aspetto altrettanto importante, che al centro di tutto c’è il calcio, il core business è il calcio, il gol, la partita.
Talvolta succede che nei tanti progetti si perda magari di vista la quotidianità del campo; io credo che però dopo 4 anni, 3 anni e mezzo, e anche qualche cambiamento, l’abbiamo visto, è entrata Comvest al posto di Elliott, io credo che Cardinale abbia maturato, stia maturando anche delle esperienze che magari gli hanno fatto capire dove c’è qualcosa che si può sistemare, dove c’è qualcosa che si può migliorare. I manager mettono dei soldi, Cardinale ci ha messo dei soldi, non ha voglia di perdere dei soldi e quindi anche lui è chiaramente interessato a cercare di correggere quello che magari non ha funzionato negli anni scorsi. Il Milan è arrivato ottavo l’anno scorso, è evidente che lì c’è un progetto sbagliato, un progetto che porta a perdere dei soldi. Siccome nessuno vuole perdere dei soldi, quest’anno qualcosa è stato corretto sotto questo aspetto, infatti il Milan è secondo in classifica e guarda l’Inter da vicino”.
Come stanno davvero Leao e Pulisic?
“È evidente che non stanno bene né l’uno né l’altro, nel senso che se stessero bene avrebbero giocato in una partita chiave come quella di Bologna dell’altra sera, continuano le loro terapie, Pulisic ha una borsite, Leao ha un inizio di pubalgia che lo staff medico del Milan sta cercando di evitare si trasformi in una pubalgia vera e propria, conclamata, che ti impedisce di giocare. Sono due missioni non semplici perché il problema è che vi vorrebbe soltanto riposo per entrambi, però ti mancano 100 giorni alla fine del campionato, siamo entrati nel momento chiave della stagione, nel momento decisivo. Qui si fa l’annata, si fa tutto in questo mese che viene da qui a metà marzo; è chiaro che si gioca la stagione il Milan e perciò si deve cercare di far filare tutto. Non è semplice perché a Bologna i riservisti hanno fatto un figurone e questo è molto importante, però è chiaro che i titolari sono un’altra cosa, nel senso se hai Leao vuoi sempre avere Leao.
Io, a quelli che mi dicono oggi che Nkunku porta via il posto a Leao, dico calma: con tutti i difetti di Rafa, che conosciamo perché è qua da tanti anni, preferisco sempre avere Leao e avere Pulisic a disposizione, che non averli, poi magari poter gestire Nkunku; poi è chiaro, avendo solo il campionato quest’anno, a differenza, per esempio, di altre squadre non puoi fare turnover e dire vabbè “Nkunku può giocare mercoledì in Coppa Italia o in Champions settimana prossima”, è chiaro che hai quelle partite e devi far giocare i migliori, però onestamente questo è, quindi secondo me l’importante è avere i migliori a disposizione, la squadra migliore possibile, proprio perché i punti adesso pesano. Ci sono 45 punti in palio, il Milan è a -5 dall’Inter. C’è il margine per provare a recuperare quel distacco e dare la caccia allo scudetto, diciamolo apertamente, fino alla fine. Il Milan non è obbligato a vincere lo scudetto, non lo è, a differenza dell’Inter che è obbligata a vincere lo scudetto e se non ci riesce diventa un problema, diventa un flop perché è costruita per vincere lo scudetto, dichiaratamente il Milan non lo è, si è ritagliato per merito suo, per merito di Allegri moltissimo la possibilità di essere qui dopo 23 giornate a giocarsela per lo scudetto e allora ci devi provare”
Ci racconti qualche curiosità su Luka Modric? Volevo farti i complimenti per l’intervista a Modric, per come avete lavorato, per il risultato che avete ottenuto
“Ti ringrazio, i brividi sono venuti anche a me nel farla e girerò anche i tuoi complimenti ad Aldo Cazzullo, che io ho firmato con lui, perché lui è Aldo Cazzullo, quindi è chiaro che è stata fondamentale anche la presenza scenica di Aldo, alcune domande, alcuni riferimenti storici, come solo un grandissimo giornalista come lui poteva fare. Se ti dico che quello che mi ha colpito è l’umiltà non rende, perché è una frase fatta spesso dire che il giocatore è umile perché ci proviamo tutti a essere umili, no? Noi, le persone intelligenti, proviamo ad essere umili, nel senso ci proviamo, quindi a volte finisce per essere uno slogan un po’ vuoto. Chi magari ha qualche annetto in più come me, magari un po’ di persone le ha conosciute, un po’ di strada l’ha fatta, magari riesce a distinguere quello che è uno slogan vuoto a quella che è la realtà delle persone. Questa è un po’ l’esperienza che ti aiuta a capire che cosa è vero, che cosa è un po’ falso.
Io ti dico che come diceva Balzac “Le bon Dieu est dans le dètail” cioè l’assoluto è nelle piccole cose, perché le piccole cose non ti tradiscono, quelle grosse a volte possono forviare. Finisce l’intervista, noi abbiamo pranzato a Milanello, è arrivato anche Allegri, Tare, era un’intervista che ha coinvolto un po’ tutti, è Luka Modric, quindi non è un giocatore qualunque. Ad un certo punto c’erano sul tavolo le tazzine di caffè e Luka che poca prima ci aveva raccontato che se non avesse fatto il calciatore avrebbe fatto il cameriere e l’ha detto con serietà, però sai poteva essere una frase come un’altra; lui si è alzato e mentre continuava a parlare con noi aiutava la cameriera a pulire il tavolo, consegnando le tazzine, ma non lo faceva per farlo vedere a noi, te lo posso assicurare, perché questa è una sfumatura che anche parlandone con Aldo, pure lui ha avuto la mia stessa sensazione, insomma quello era Luka Modric. Uno che ha vinto tante Champions, quasi quante il Milan da solo.
Ha vinto il pallone d’oro, è stato l’ultimo dei normali a vincere il pallone d’oro, è uno alto 1,70 m perché se lo guardi per strada potrebbe essere uno che va a lavorare qui dietro il mio ufficio, ed è Luka Modric e invece ci dedica un’ora e mezza, che io credo tre volte tanto il tempo che dedicano i giocatori per un’intervista. Aiuta la signora a sparecchiare, ma l’aiuta seriamente, perché la signora era imbarazzata, si sentiva di interrompere, allora fa quello che avremmo fatto noi, aspetti che l’aiuto signora anche perché così si velocizza, ma proprio perché si fa e basta. Lui si è alzato, non è che ha fatto per finta; un minuto prima ha detto che lui avrebbe fatto il cameriere se non avesse fatto il calciatore, perché gli piace l’idea di aiutare le persone a sistemare, a mettere ordine, che poi è quello che fa nel campo, perché tu quando guardi Luka Modric resti a bocca aperta tutte le volte, ma se tu ci pensi la grandezza di questo ragazzo è rendere semplici le cose, non fa niente che non sia strepitosamente semplice, ha fatto la cosa più intelligente perché è più semplice. Mette la palla dove la palla deve andare, questa è la sua grandezza, è uno che mette ordine ed è un ordine che è mentale prima di tutto ed è un ordine che lui contribuisce a creare anche su una tavola finito un pranzo dopo un’intervista durata un’ora e mezza prima di andare a prendere i figli a scuola.
Raccontato così non so se possa rendere l’idea, io qualche intervista l’ho fatta, qualche giocatore lo conosco, qualche giocatore l’ho conosciuto, anche qualche giocatore importante del passato, a me questa cosa ha colpito perché c’era una spontaneità sulla quale metto la mano sul fuoco. Se lo rivedremo in rossonero l’anno prossimo è una domanda che io gli ho fatto e la risposta è stata spontanea, genuina, seria e onesta come è Luka Modric e cioè mi ha detto che non l’ha ancora deciso. Io ho capito che è una decisione che lui non ha preso, che ci sta pensando, che non è ancora sicuro al 100 %, perché se non fosse stato avrebbe già rinnovato e avrebbe già prolungato. Ha una specie di opzione per l’anno prossimo, però è ovvio che se vuole resta, se non vuole va. Oggi potrebbe chiedere il doppio di quello che gli hanno dato, che non è una cifra esorbitante, prende meno di molti giocatori che meriterebbero di prendere molto meno di lui, perché lui non è qui per i soldi, lui è qui per chiudere un cerchio esistenziale, non calcistico.
La maglietta del Milan era la maglietta che lui indossava, non era nemmeno una maglietta, era una tuta di quando lui sognava di diventare calciatore scappando dalla guerra nei Balcani che gli aveva portato via il nonno che si chiamava come lui. Per lui il Milan non è una squadra di calcio, è come chiudere un cerchio, che è un cerchio di quelli, capito?. Non è un cerchio di quelli che dice ho cominciato in questo ufficio, vado a chiudere quello dove c’è di mezzo la storia del 900 europeo. C’è di mezzo la storia, c’è di mezzo tante cose, c’è tanta vita in tutto questo. A me Modric, come dicono i sudamericani, me incanta, è qualcosa di più di incantarmi, è la normalità del campione, del fuoriclasse, e questo è quello che mi colpisce e credo veramente che sia la normalità di pochissimi e che nonostante tutto a 41 anni, perché ne fa 41 quest’anno, continuano ad essere quei ragazzini che ne avevano 14 e sognavano di fare i calciatori. Continua ad essere Luka. Sarebbe molto bello avere un’ultima last dance di Luka l’anno prossimo a Milano, ma io sono sicuro che lui non sbaglierà nemmeno questa scelta, in nessuno dei due casi. Non sbaglierà questa scelta in nessuno dei due casi, se lui non resterà sarà perché ha capito, vedendo il gioco prima degli altri, come fa sul campo, che era meglio non continuare. Speriamo invece che decida di continuare, ovviamente ragionando per noi stessi, però è una scelta che sta a lui”.
