Di Marzio: “La situazione del Milan mi inquieta. Di solito si lavora in modo diverso”

Matteo Casini
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Il presidente del Milan, Gerry Cardinale, presente a San Siro - Foto IPA

Gianluca Di Marzio svela nel suo podcast in collaborazione con TMW il proprio pensiero riguardo alle vicende attorno alla dirigenza del Milan.

Nel corso del podcast realizzato in collaborazione con TMW, il giornalista sportivo Gianluca Di Marzio ha dedicato un ampio spazio alle tematiche che riguardano l’attuale struttura dirigenziale del Milan. L’esperto di mercato ha approfondito le strategie della società rossonera, analizzando le valutazioni in corso ai vertici del club e le possibili evoluzioni legate all’assetto dell’area sportiva. Un intervento che offre uno sguardo sulle riflessioni in atto in casa Milan in una fase particolarmente importante per la definizione dell’organigramma e delle scelte che accompagneranno il futuro della società.

Di Marzio: “”

“Devo dire che la situazione del Milan, che non ha ancora un direttore sportivo oppure un Head of Football, non inquieta soltanto i tifosi rossoneri, che al 18 giugno non vedono ancora la luce su una figura che possa avviare delle trattative. Mi inquieta proprio da sportivo, da appassionato, da esperto di calcio, da persona che vive nel calcio da 30 anni. Mi spaventa anche avendo avuto un papà che mi ha insegnato come questo feeling tra allenatore e ds fosse alla base di un successo nel calcio.

Pensare che il Milan abbia scelto un allenatore affidandosi a lui e che su questo allenatore ci fosse stato il via libera di un direttore sportivo, che poi in realtà non è arrivato perché non si è liberato, mi lascia un po’ di stucco sinceramente. Di solito in un club bisognerebbe lavorare in un modo diverso, puntare prima su una figura calcistica che poi possa scegliere, a seconda di determinati presupposti, l’allenatore.

Tra l’altro in Italia siamo proprio maestri in questo, perché la figura del direttore sportivo è importante per il nostro calcio, mentre spesso non è considerata da altre parti. In Inghilterra prima c’era l’allenatore manager, l’allenatore che faceva tutto, e questo probabilmente ha portato anche determinate squadre a non saper avere una struttura efficace. Lo stesso Amorim al Manchester United, quando ha dovuto scegliere lui da solo con dirigenti che comunque lo spalleggiavano, non è riuscito a centrare l’obiettivo”.

Dopo il no per Krosche, si riapre la ricerca del DS in casa Milan

Il caos di ieri intorno al nome di Krosche, il no dell’Eintracht e il Milan che si fa trovare completamente spiazzato un’altra volta: l’idea di avere un Head of Football, con un direttore sportivo di fiducia ed una struttura sportiva internamente coordinata dal tedesco, è andato, con ogni probabilità, a farsi benedire, costringendo Gerry Cardinale e i suoi consulenti Calvelli e Ibrahimovic ad andare sul Piano B. Selezionare un direttore sportivo in breve tempo è una necessità, ma quanto accaduto nella giornata di ieri è la prova che un secondo nome pronto e convincente non era pronto nelle liste dei candidati rimasti in canna alla società rossonera.

Un eventuale secondo dirigente, preallertato, sarebbe già stato chiuso in queste ore ed il nome emerso. Tuttavia, oggi ci ritroviamo ad essere preda della caccia alla possibile figura in grado di essere in linea con le credenziali richieste da RedBird e soprattutto subito disponibile per essere tesserato. In tal senso, le figure che rimbalzano tra le indiscrezioni di queste ore sembrano al momento essere quattro, che andiamo ad elencare: Devin Özek, José Boto, Jason Ayto, Sebastian Kehl.

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